La stagione di Stem Racing si è conclusa lo scorso fine settimana al Mugello, al termine di un percorso che ha coinvolto decine di scuole provenienti da tutta Italia.
Per mesi, centinaia di studenti hanno lavorato come vere scuderie: hanno progettato una mini monoposto, costruito un’identità di squadra, cercato sponsor, preparato documentazione tecnica e affrontato valutazioni e verifiche prima di arrivare in pista.
Nelle ultime tre tappe della stagione, culminate con la finale nazionale, abbiamo avuto l’opportunità di osservare tutto questo da una prospettiva particolare.
Non quella dei giudici. Non quella degli organizzatori. E nemmeno quella delle squadre. Ma quella di un’altra classe. Una classe chiamata a raccontare ciò che stava accadendo.
Portare la Formazione Scuola-Lavoro dentro una competizione nazionale STEM
Da anni Skillherz realizza percorsi di Formazione Scuola-Lavoro nelle scuole delle 8 province in cui opera. È uno dei servizi che offriamo gratuitamente a centinaia di studenti ogni anno e nasce da una convinzione che guida da sempre il nostro lavoro: è l’esperienza a generare consapevolezza. Non esiste modo migliore per comprendere i propri punti di forza che mettersi alla prova in un contesto lavorativo controllato. Grazie ai nostri educatori, gli studenti applicano competenze trasversali e ricevono un bilancio che li aiuta a compiere scelte più consapevoli per il proprio futuro, scolastico o lavorativo che sia.
È proprio questa affinità di visione che ci ha portati ad affiancare Innovation Farm nelle fasi finali della stagione Stem Racing. Per la prima volta abbiamo trasferito uno dei nostri percorsi formativi all’interno di una competizione nazionale, offrendo agli studenti l’opportunità di misurarsi con un contesto tecnico, dinamico e altamente competitivo.
Una troupe nel paddock
Le classi selezionate si sono trasformate in vere e proprie troupe di produzione. Non osservatori esterni, non semplici ospiti ma parte integrante dell’evento.
Affiancati dai nostri educatori e videomaker, gli studenti hanno seguito da vicino ogni momento della competizione: le verifiche tecniche, le presentazioni dei progetti, le prove cronometrate, i momenti di preparazione, le interviste ai partecipanti e il dietro le quinte di giornate estremamente intense.
Il loro compito era raccontare ciò che stava accadendo. Sembra semplice.
In realtà significa arrivare sul campo con una pianificazione, individuare le storie da seguire, coordinarsi come squadra, prendere decisioni in tempi rapidi, adattarsi agli imprevisti e produrre una quantità considerevole di materiale in poche ore.
Significa scegliere cosa riprendere e cosa lasciare fuori. Significa capire dove sta succedendo qualcosa di importante e arrivarci prima che sia troppo tardi. Significa lavorare sotto pressione. E soprattutto significa assumersi una responsabilità reale: quella di raccontare un evento che non si fermerà ad aspettarti.
Quando il lavoro non è più una simulazione
Molto spesso il mondo della scuola si interroga su come avvicinare gli studenti alle professioni e alle competenze richieste dal mercato del lavoro.
La nostra esperienza ci porta da tempo a una conclusione. Le simulazioni sono utili. Le esperienze reali sono insostituibili.
Durante queste tappe di Stem Racing gli studenti si sono trovati a operare in un ambiente dinamico, complesso e spesso imprevedibile. Le giornate erano scandite da orari serrati, continui spostamenti, decine di situazioni da seguire contemporaneamente e la necessità di produrre contenuti in tempi compatibili con il ritmo dell’evento.
Non c’erano esercizi. Non c’erano casi studio. Non c’erano scenari costruiti per la didattica. C’era una competizione reale che andava avanti indipendentemente dalla loro presenza.
Ed è proprio in queste condizioni che emergono competenze difficili da allenare in aula: organizzazione, problem solving, comunicazione, autonomia, capacità di lavorare in gruppo e gestione dello stress.
Ragazzi che raccontano altri ragazzi
C’è però un aspetto che si differenzia rispetto alle altre esperienze di Formazione Scuola-Lavoro che portiamo avanti durante tutto l’anno scolastico e che colpisce più di tutti.
Le troupe e le squadre avevano la stessa età. A cambiare è soltanto il ruolo. Perchè da una parte c’erano studenti che da mesi lavoravano al proprio progetto tecnico. Dall’altra studenti chiamati a raccontare quel percorso.
Questa vicinanza generazionale ha prodotto qualcosa di molto interessante. Le interviste erano più spontanee. L’accesso ai momenti informali era più naturale. Le domande erano diverse da quelle che avrebbe posto una troupe professionale adulta.
E il risultato finale ha restituito uno sguardo autentico su cosa significhi essere uno studente coinvolto in un progetto complesso.
In altre parole, abbiamo avuto l’opportunità di osservare la Gen Z che racconta la Gen Z.
Oltre la gara
Seguendo le ultime tappe della stagione ci siamo resi conto che la parte più interessante di Stem Racing non è soltanto la competizione. La gara rappresenta il momento conclusivo di un percorso molto più lungo.
Dietro ogni monoposto c’è una classe che per mesi ha imparato a organizzarsi come una piccola azienda. C’è chi si occupa della progettazione, chi della comunicazione, chi della ricerca sponsor, chi della presentazione del progetto e chi della gestione operativa del team.
La velocità in pista è soltanto la manifestazione finale di un lavoro che dura mesi. Ed è proprio questo lavoro che abbiamo chiesto di raccontare agli studenti.
Perché al di là dei risultati, delle classifiche e dei cronometri, ciò che resta è l’esperienza vissuta dagli studenti. Un’esperienza che dimostra come, quando vengono messi nelle condizioni giuste, i ragazzi siano perfettamente in grado di assumersi responsabilità concrete, affrontare sfide complesse e produrre risultati di cui andare fieri.
In fondo, è proprio questo che abbiamo visto nel paddock: ragazzi che imparano facendo, mentre raccontano altri ragazzi che stanno facendo la stessa cosa.